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A casa con i tuoi? Perché no!

Tra dichiarazioni di ministri e allarmi di psicologi, un fatto è certo: i nostri figli non escono più di casa. Ma forse è solo un falso problema

Poco più di un anno fa usciva il libro di Paolo Crepet I figli non crescono più, in tempi più recenti l’infelice dichiarazione di Tommaso Padoa Schioppa sui “bamboccioni” da mettere fuori casa ha risollevato l’argomento e una ridda di polemiche. Ma un fatto è certo. I figli italiani tendono a restare in famiglia molto più a lungo di quelli di tutto il resto d’Europa, un primato che trova spiegazione, almeno in parte, nel precariato e nel caro alloggio che affliggono il nostro Paese.

 

AFFITTI DA CAPOGIRO

Basti dire che per affittare un appartamento da 80 metri quadri in Italia servono da 500 euro (nella periferia di Bari) hai 2000 euro del centro di Milano,mentre in Germania, per fare un esempio, persino a Monaco, la città con gli alloggi più cari del Paese, gli stessi 80 metri quadri costano 465 euro al mese. E i redditi sono ben più elevati dei nostri, specialmente di quelli dei tanti giovani costretti a lavorare in condizioni di precarietà, con guadagni magrissimi e nessuna garanzia. Perché qui il mercato del lavoro è diventato flessibile, ma gli ammortizzatori sociali sono sempre quelli di una volta, riservati a chi ha un posto di lavoro a tempo indeterminato. 

 

IN PARTE È CULTURA

Però tutto questo non è ancora sufficiente a spiegare il fenomeno. Alla base c’è anche una motivazione culturale. La tendenza a tenere i figli nel nido fino a che non sono capaci di volare con le loro forze. In molti Paesi europei i ragazzi se ne vanno già ai primi svolazzi e quando sono ben lontani dal potersi permettere una casa. Si spostano per vivere in gruppi, dividendo l’affitto, per andare nei college o negli studentati, in una stanza in affitto. Insomma non si esce di casa verso una nuova sistemazione definitiva, ma verso soluzioni di passaggio, spesso tutt’altro che agevoli.

 

MA NON È MICA DETTO CHE SIA UN PROBLEMA

La domanda allora è spontanea: questa prolungata vita familiare fa male ai nostri ragazzi? Lo abbiamo chiesto al professor Gustavo Pietropolli Charmet psicologo e psichiatra docente di Psicologia dinamica all’Università di Milano, che ci offre una voce fuori dal coro: “Se i figli stessero male a casa, troverebbero il modo di andarsene, anche verso situazioni meno confortevoli. In realtà la famiglia italiana ha messo a punto un modello educativo che punta alla convivenza pacifica. I figli possono raggiungere un elevato livello di socializzazione, vivere la propria sessualità, affermare la propria libertà di pensiero e autonomia decisionale, in una parola realizzare la propria crescita,anche all’interno della famiglia. Certo, avere uno sponsor è comodo e i figli tardano a responsabilizzarsi, ma a me non risulta che questo comporti dei danni a livello psicologico. Del resto bisogna anche prendere atto del fatto che l’inserimento nel mondo del lavoro avviene sempre più tardi,anche per la necessità di specializzarsi e arrivare a elevati standard di preparazione o di esperienza, e quindi avere uno sponsor è anche necessario”.

 

FA BENE ANCHE A MAMMA E PAPÀ

Ma Charmet non si ferma qui, sostiene che questo modello di famiglia cresciuta sia un toccasana anche per i genitori. “La convivenza coi figli fa benissimo anche a loro, che così restano coinvolti nelle vicende e nel mondo giovanile, rimangono più attivi e motivati”. Non c’è da stupirsi che li tengano con sé.

 

QUALCHE NUMERO

Secondo un’indagine promossa dall'ufficio europeo di statistica (Eurostat), le differenze tra i giovani italiani e i loro coetanei europei sono più che significative. Basti dire che prendendo in considerazione la fascia d’età che va dai 20 ai 24 anni, i giovani del Nord e del Centro Europa iniziano a vivere soli in percentuali molto elevate (il 37% in Danimarca, il 19% in Francia e Inghilterra), soprattutto se paragonate a quelle italiane, dove nella stessa fascia d’età soltanto l’1% dei ragazzi vive fuori casa. Per quanto riguarda il fattore economico, dati dello scorso anno segnalano che quasi il 27% dei ragazzi ha avuto difficoltà economiche dopo aver lasciato casa, per lo più dovute a reddito insufficiente (45%), a periodi di disoccupazione (20%) o alla scelta di comprare casa (15%). Però più del 75% dei ragazzi ha risolto i problemi economici e più della metà di loro lo ha fatto senza aiuto.


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