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Foto e videocamere: dall'hard al soft

Vale soprattutto per le videocamere, ma sta cominciando ad accadere anche per le macchine fotografiche, dove gli apparecchi tradizionali sono sostituiti da Apps per supporti multifunzione

Se c’è un settore della tecnologia che obbliga a considerare la presenza di più prodotti, è quello della fotografia (e dei video). Se si escludono i computer e i riproduttori musicali (Mp3), non c’è oggetto digitale che non abbia un dispositivo per scattare immagini o girare filmini, dal più economico dei cellulari al più avanzato dei tablet. Passando, ovviamente, per le tradizionali macchine fotografiche e videocamere. Cominciando dalle prime, va notata l’incredibile ampiezza dell’offerta. In ordine crescente di complessità tecnologica, si parte con le compatte di base, si prosegue con le rugged (resistenti a condizioni ambientali estreme), le bridge, le premium, quelle con ottica fissa ad ampio sensore, quelle con ottiche intercambiabili (mirrorless) e le reflex (vedi glossario). Queste ultime sono le più richieste, un po’ grazie al corpo grande ed ergonomico e alla possibilità di cambiare gli obiettivi, un po’ grazie al prezzo competitivo (si parte da circa 500 euro). Insomma, la reflex dà l’idea di avere tra le mani una classica macchina fotografica; più delle mirrorless, che pure stanno riscuotendo un certo successo.  
Insomma, ce n’è davvero per tutti. Ecco perché è importante, al momento della scelta, orientarsi esclusivamente sulla base delle proprie esigenze. 
Il discorso vale ancor di più se si guarda al settore delle videocamere, settore sempre più di nicchia. Chi acquisti ora un dispositivo per girare filmati è davvero un appassionato in cerca di altissima qualità. L’utente medio, infatti, può accontentarsi non solo della propria macchina fotografica – tutte ormai girano video in alta definizione: anche le reflex, che fino a un paio d’anni fa facevano solo le foto – ma anche del proprio cellulare. Se poi è uno smartphone (tipo iPhone, per capirci) la qualità dei video è altissima. 
C’è anche da considerare il lato divertente, come condividere le immagini su Facebook e sui social network. Alcune fotocamere consentono di farlo con un solo click collegandosi alla rete (un po’ come un telefono). Se poi si vogliono immortalare i pesci, ci sono le fotocamere impermeabili, prodotto sempre meno di nicchia. 

Fai la scelta giusta
È una cosa che non ci stancheremo mai di dire, anche perché è un irrinunciabile punto di partenza. E cioè, chiedersi di cosa si abbia davvero bisogno quando si acquista una fotocamera o videocamera (in generale un prodotto hi-tech). Per esempio: che senso ha acquistare una reflex o una mirrorless se poi ci si tiene tutta la vita la stessa ottica? A quel punto, meglio una bridge, che consente scattare ottime foto grazie a molteplici funzioni e a zoom incredibili (fino a 36 volte). O anche una compatta, se si punta ad avere solo delle buone foto ricordo, senza altre esigenze. Cosa che si può fare, onestamente, anche con un buon cellulare. 
La prima cosa che si guarda, di solito, comprando una fotocamera digitale è il numero di pixel del sensore CCD (il dispositivo che cattura le immagini, equivalente della pellicola nelle analogiche). Un dato che cresce di anno in anno: ormai lo standard è compreso tra i 14 e i 16 Megapixel. Numeri che, tuttavia, non significano molto se non sono messi in rapporto con le dimensioni dello stesso sensore: se questo, infatti, è troppo piccolo per riprodurre i Megapixel dichiarati, tanta grazia non ha senso. Ecco perché al venditore è importante chiedere conto di quel rapporto. Un altro motivo per non lasciarsi incantare dai numeri è il seguente: 3 o 4 Megapixel sono sufficienti per stampare bene su un foglio A4; per dimensioni più ampie (20x30), ne bastano tra i 5 e gli 8. 
Altri elementi un tempo importanti, come il mirino o lo stabilizzatore d’immagine, non sono più da valutare: il primo è scomparso (resta sulle reflex e sulle mirrorless, e non è ottico se non in rari casi), il secondo è su tutte le macchine. Alla fine, il dato tecnico da considerare, oltre a quello sul sensore, è sullo zoom, assicurandosi che sia sempre di tipo “optical”. Se è digital, infatti, sgrana l’immagine. 
Tornando alle esigenze, un esempio di doppio acquisto potrebbe riguardare le fotocamere impermeabili e, in generale, le rugged.  Perfette per chi già ha un prodotto di qualità, ma non vuole metterlo a rischio con spruzzi d’acqua, granelli di sabbia o caduta sulle rocce. Così, si compra il “muletto”. 

Le parole per dirle
- Compatte: sono i prodotti di base, caratterizzati da dimensioni ridotte e da una estrema facilità d’uso.
- Rugged: sempre nella categoria compatte, sono oggetti in grado di resistere a condizioni ambientali estreme. Perfette anche per scattare sott’acqua. 
- Bridge: come dice il nome, sono “ponte” tra le compatte (di cui prendono le dimensioni) e le reflex (di cui hanno la qualità dell’immagine e le funzioni avanzate). Sono capaci di zoom potentissimi.
- Premium: come le bridge, cercano il compromesso tra le dimensioni ridotte e la qualità delle reflex, con lenti molto luminose e funzioni manuali.
- Con ottica fissa ad ampio sensore: oggetto di nicchia per amatori, puntano a portare sul digitale la qualità delle vecchie analogiche a ottica, appunto, fissa. 
- Mirrorless: ultime nate (si fabbricano da un paio d’anni),  sono  un ennesimo tentativo di unire le dimensioni e i sensori delle compatte alla qualità dell’immagine e la possibilità di cambiare gli obiettivi delle reflex. 
- Reflex: è la tipologia che incarna il concetto di macchina fotografica. Ampio sensore per qualità molto alta delle immagini, dimensioni generose, ergonomia e comodità d’uso, obiettivi intercambiabili. 

Apps
La fotografia, più del video, è territorio battuto a tappeto dagli sviluppatori di applicazioni per smartphone, iPhone e Android in particolare. Sul “melafonino” riscuotono un successo incredibile Hipstamatic e Instagram. La prima trasforma il cellulare in una macchina fotografica d’antan: si programma il tipo di pellicola, si sceglie la lente e il tipo di flash e si scatta. Ne esce una foto d’epoca, elaborata in mille combinazioni ma comunque con un sapore antico e affascinante. Instagram funziona un po’ come Hipstamatic, cioè con “filtri” che elaborano e autenticano l’immagine, ma il suo punto di forza è la facilità di condivisione dell’immagine sui social network (Facebook, Twitter, Flickr, Tumblr). Gli utenti registrati al servizio sono già oltre due milioni.
Per Android, da segnalare è RetroCamera. Anche qui, si elabora l’immagine dandole un sapore antico. I filtri di base sono semplicissimi: si sceglie il tipo di macchina (c’è la Polaroid, per esempio) e si decide se scattare a colori o in bianco e nero.

3d
Visione in 3D  (tre dimensioni) sembra essere diventato l’ultimo comandamento della tecnologia. In pratica, si tratta di vedere immagini video o fotografiche come se fossero reali. Basti un esempio: chiudendo un occhio la tridimensionalità svanisce, perché si annulla quella distanza tra i due occhi (circa 6,3 cm) che consente al cervello di cogliere la profondità della scena.
Questo principio è alla base del lavoro delle fotocamere in 3D, che operano in due modi. Alcune (Fuji, per esempio) adottano due sensori che scattano altrettante immagini in simultanea, che poi il sistema sovrappone per comporre la foto finale. Altre (Panasonic) utilizzano uno obiettivo speciale fatto da due lenti affiancate, una destra e una sinistra, che rispettivamente indirizzano l’immagine alla parte destra e a quella sinistra del sensore. Risultato, in entrambi i casi, la foto più reale possibile.

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