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Ai piedi del Conero nascono golose specialità

Proprio nel cuore dell’Italia, mare e collina si incontrano per dare vita ad un “potpourri” del gusto: siamo nella Riviera del Conero. Con la brezza dell’Adriatico e all’ombra di lecci secolari, è in questo angolo delle Marche che nascono specialità per ogni palato.

Proprio nel cuore dell’Italia, mare e collina si incontrano per dare vita ad un “potpourri” del gusto: siamo nella Riviera del Conero. Con la brezza dell’Adriatico e all’ombra di lecci secolari, è in questo angolo delle Marche che nascono specialità per ogni palato.

Il pesce è protagonista
Da Ancona a scendere, tutte le città che si affacciano sul mare sono il luogo giusto per farsi una buona scorpacciata di pesce. A cominciare dai moscioli, cozze che vivono aggrappate agli scogli della costa del Conero, dove vengono pescate. Il mosciolo selvatico di Portonovo, diventato per la sua unicità presidio Slow Food, può essere consumato fresco, semplicemente scottato e condito con un trito di prezzemolo e aglio, ma può essere utilizzato anche per preparare sughi per primi piatti. Sul taccuino del buongustaio non può mancare poi il brodetto di Porto Recanati, che da piatto povero di inizio ‘900 si è negli anni raffinato: secondo la tradizione, per essere autentico deve contenere almeno 9 tipi diversi di pesce. Da assaggiare anche la versione all’anconetana dello stoccafisso, tutelata da un’apposita Accademia.

Primi piatti della tradizione
Le Marche vanno forte anche nei primi piatti, elaborati o più semplici, ma tutti allo stesso modo autentici. Risale all’800 la leggenda che accompagna i vincisgrassi, una variante delle classiche lasagne al forno con un ragù di carni miste, frattaglie e aromi vari, ricoperte di besciamella e parmigiano grattugiato. Anche la lavorazione artigianale della pasta di grano duro ha nel Conero radici antichissime: provare per credere fettuccine, rigatoni e pappardelle alla carbonara o al ragù di cinghiale.

Nell’entroterra selvaggina ed erbe aromatiche
È allontanandosi dalla costa per addentrarsi nella macchia mediterranea del Parco del Conero, inoltre, che si possono scoprire vere e proprie “chicche” enogastronomiche da portare in tavola: secondi piatti a base di carne bianca e selvaggina, il coniglio in porchetta o il cinghiale al Rosso Conero ad esempio, aromatizzati da erbe officinali spontanee (alloro, ginepro e finocchietto selvatico).

Olio e miele, tanto per gustare
Ad impreziosire il già ricco panorama culinario marchigiano ci pensano poi le innumerevoli varianti di olio extravergine di oliva che raggiungono il massimo dell’eccellenza nel Cartoceto DOP, prodotto nelle province di Pesaro e Urbino. La multiforme composizione della flora regionale ha contribuito a rendere il territorio intorno al monte Conero la patria del miele. Oltre al millefiori, da segnalare quelli di acacia, castagno, girasole, lupinella e melata di Metcalfa, ottimi se abbinati al Formaggio di Fossa di Sogliano DOP.

Frutta secca per dolci tipici
E per concludere, i dolci. Protagonista è perlopiù la frutta secca, che è alla base del frustingo (uvetta, fichi secchi, noci, mandorle impastati con cioccolato amaro) o delle beccute, pagnottine di pane dolce con pinoli e uva sultanina. Da assaggiare, infine, i caciuni, ravioloni farciti con pecorino, uova, zucchero e scorze di limone.

Quelle olive ingredienti della festa
Oggi sono diventate una componente immancabile di ogni aperitivo o rinfresco nuziale, ma la ricetta delle olive ascolane è della fine dell’800, quando i cuochi dei nobili della provincia di Ascoli iniziarono a farcire le olive per le occasioni particolari. Questo piatto ha ormai varcato i confini regionali e nazionali, diffondendosi praticamente ovunque. Si tratta di olive verdi in salamoia riempite con un composto a base di carne o pesce precedentemente cotto con spezie, mollica di pane, tuorlo d’uovo e parmigiano grattugiato. Le olive vengono poi fritte in abbondante olio e servite tiepide. La loro tipicità è tutelata altresì dalla DOP ricevuta nel 2006.

Offagna, il misterioso borgo della crescia
Nel cuore del Conero sorge il borgo medievale di Offagna contraddistinto dalla strategica Rocca di difesa da cui parte un dedalo di stradine strette tra case ancora intatte e torri merlate. L’atmosfera senza tempo che si respira passeggiando protetti dalle antiche mura della cittadina vale da sola il prezzo dell’escursione, ma ad aumentare i buoni motivi per una visita c’è la possibilità di gustare la crescia: una sorta di piadina preparata con farina, strutto, olio di oliva, unta da entrambi i lati con lardo di maiale e cotta sulla brace.
La si può farcire a piacimento con verdure, salame e prosciutto crudo o utilizzare come accompagnamento a grigliate di carne ed erbe di campo al posto del pane. E come ogni antico borgo che si rispetti, Offagna porta con sé anche un alone di mistero: si narra, infatti, che sul vicino Monte della Crescia sia nascosto un tesoro con tanto di fantasma a farne guardia

Mangiare bene

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