Animali da favola

29/10/2024

Leggere favole con animali ai bambini è importante per il loro sviluppo emotivo, cognitivo e sociale.
Le storie con protagonisti animali, infatti, combinano elementi di fantasia con insegnamenti morali in modo semplice e coinvolgente. Attraverso la narrazione, i bambini imparano lezioni su concetti come l'onestà, la generosità, il rispetto e l'umiltà. Per esempio, favole come La lepre e la tartaruga insegnano l’importanza della perseveranza e della pazienza, mentre Il leone e il topo parla di come anche i più piccoli e deboli possano essere utili e preziosi.

Gli animali nelle favole spesso impersonano caratteristiche o emozioni umane, in modo semplificato e accessibile per i bambini: un leone può rappresentare il coraggio, una volpe la furbizia, una pecora la timidezza. Questo aiuta i bambini a identificare e comprendere emozioni complesse attraverso figure riconoscibili. È più facile per loro vedere come le diverse emozioni si manifestano attraverso gli animali e imparare a gestire le proprie.

Ma le qualità caratteristiche che le favole attribuiscono ai loro protagonisti (il gufo saggio, il gatto furbo, la cicala pigra…) davvero corrispondono alla loro natura e sono confermate dall’etologia, la scienza che studia i comportamenti degli animali? Vediamolo insieme.

UN FONDO DI VERITÀ
Gli animali compaiono nei papiri egizi, nelle pagine di libri antichi e moderni, nelle pellicole cinematografiche. Nelle favole di Esopo, Fedro e La Fontaine le bestiole sono uomini mascherati da animali; gli autori assegnano loro inclinazioni e qualità umane, facendone tipi rappresentativi di vizi e virtù. Anche nei cartoni animati gli animali parlano, camminano e indossano abiti. Persino nei detti popolari si trovano espressioni che ricorrono ad animali per indicare comportamenti umani: essere una civetta o un allocco, cantare come un usignolo o fare il pavone.

In effetti, queste metafore e similitudini si basano su particolari caratteristiche comportamentali o fisiche degli animali e hanno un fondo di verità. La civetta, per esempio, usa una tecnica di caccia particolare, mediante la quale riesce ad attirare attorno a sé molti animali, compresi altri uccelli di piccola taglia. Ecco spiegata l'allusione agli atteggiamenti femminili tesi a colpire l'attenzione.
L'allocco, tutt'altro che stupido, ha grandi occhi rotondi, fissi e vacui, che gli conferiscono un'espressione sciocca, soprattutto se esposti alla luce. Il pavone è uno dei galliformi più spettacolari per la livrea e il lungo strascico di piume a ventaglio: mette in mostra i suoi colori con il preciso intento di corteggiare la femmina. Da qui l'idea che ne ha fatto simbolo di vanità e superbia sin dalle favole più antiche.

VIZI E VIRTÙ
Animali sociali, le formiche vivono in colonie divise in caste, a ciascuna delle quali è affidato un compito specifico. Se le si osserva, le si vede sempre impegnate e organizzate. Le cicale, invece, le si ricorda non certo per l'operosità, bensì per il canto, e non è un caso: sono tra gli insetti più rumorosi, il loro frinire si ode entro un raggio di 1,5 chilometri. Da qui la favola di Esopo, ripresa poi da La Fontaine, in cui mentre la formica fa provvista di viveri per l'inverno, la cicala passa le giornate a cantare.

DOTI NATURALI
Nella favola 352, Esopo narra della lepre che perde una gara di corsa contro la tartaruga perché, certa delle proprie doti naturali, preferisce riposarsi dando così un vantaggio alla rivale. La lepre è davvero uno degli animali più agili e scattanti: le lunghe zampe posteriori le permettono di correre a gran velocità (può raggiungere i 56 chilometri orari). I tratti fisici della lepre riflettono il bisogno di avvertire in tempo il pericolo e di sfuggire ai predatori: oltre alle zampe, le grandi orecchie le garantiscono un udito eccellente e gli occhi posti ai lati del capo forniscono una visione
a 360 gradi.

Il gufo, a cui si assegna la parte del saggio in favole e cartoni animati, ha indubbiamente caratteristiche che lo rendono credibile in questo ruolo, tra la vista molto sviluppata, efficace tanto alla luce quanto nell'oscurità,
e l’udito finissimo, grazie al quale percepisce i rumori più lievi. Come l'uomo saggio, quindi, che vede e sente anche nel buio dell'ignoranza.

MAI DIRE GATTO
Il Gatto con gli stivali (sia nella versione classica di Charles Perrault, sia nel film Shrek) rappresenta l'astuzia, un tratto che riflette anche le caratteristiche reali dei gatti secondo l'etologia. I felini mostrano ingegno nella caccia, avvicinandosi furtivamente alle prede, come uccelli o topi, e scattando al momento giusto per catturarli; adattabilità all'ambiente (i gatti randagi trovano rifugio e cibo in ambienti urbani, sfruttando spazi nascosti come tetti o cantine); capacità di problem solving (possono imparare ad aprire porte o contenitori per raggiungere cibo nascosto); comunicazione efficace con gli umani: miagolano in modi specifici per attirare la nostra attenzione, simulando suoni simili al pianto di un neonato per ottenere ciò che vogliono. Insomma, niente di strano se un gatto riesce a fare arricchire con l’astuzia il suo padrone o se sfodera a comando la sua espressione da "gattino tenero" per ingannare gli avversari.

RISPOSTE ORIGINALI
Accanto a modi di dire e favole morali si trovano altri tipi di storie, le favole cosiddette eziologiche, ossia quelle che spiegano (fantasiosamente) l'origine delle caratteristiche fisiche o comportamentali delle varie specie. Tra le pagine di questi racconti non è possibile trovare risposte a curiosità scientifiche, ma suggestioni creative. Perché la tigre ha il pelo screziato? Perché le scimmie vivono sugli alberi? Un'antica storia coreana racconta di una tigre che ruba una pipa a un anziano e, dopo essersi sdraiata a fumare, si addormenta facendola cadere sull'erba secca e appiccando il fuoco: da quel momento, la sua pelliccia assume i caratteristici colori a causa delle bruciature. Una leggenda africana, invece, narra di una scimmia che, dopo aver fatto un dispetto al gatto selvatico (legandolo a un albero per la coda), non può più scendere a terra perché teme la sua vendetta.

RENNE, INSTANCABILI MARATONETE

Nel dicembre del 1823, un'anonima poesia dal titolo The Night Before Christmas (pubblicata sul quotidiano statunitense The Troy Sentinel) cita come aiutanti di Babbo Natale le renne. Da quel momento, questi mammiferi dalle lunghe corna diventano tradizionalmente il motore della slitta di Santa Claus. E non a caso: le renne sono in grado di percorrere dai 15 ai 65 chilometri ogni giorno e le loro migrazioni alla ricerca del cibo possono arrivare a 1200 chilometri, due volte l'anno. Le instancabili maratonete sono quindi perfette per trainare la slitta con i doni.

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