28/08/2025

Tra settembre e ottobre è tempo di fare la valigia per gli uccelli migratori che si apprestano a lasciare l’Italia e tornarsene al Sud, in Africa, in posti più caldi del nostro, pur moderato, inverno. Sono migliaia di specie, miliardi d’individui, a cui si sommano quelli “di passo” che vengono dal Nord-Europa e dalla taiga siberiana e usano la nostra penisola come ponte sul Mediterraneo. E ci sono pure quelle specie (come i gabbiani del Mare del Nord) che trovano il nostro clima gradevole anche d’inverno. Insomma: grandi manovre nei nostri cieli, tra chi va e chi viene.

Rotte millenarie
Migrano da milioni d’anni, da molto tempo prima che esistesse la specie umana. Arrivano in Europa a primavera per accoppiarsi, deporre le uova, allevare e nutrire i piccoli con il cibo che qui, d’estate, abbonda, ovvero insetti d’ogni tipo. E quando si avvicina il freddo tornano ai tropici, in climi migliori.

Le migrazioni sono affascinanti, un immenso movimento di creature alate, si spostano anche di migliaia di chilometri, seguendo rotte ben precise, per compiere lo scopo della loro esistenza: fare e continuare la vita. Come ci riescono? Come si orientano?
Il meccanismo è complicato e non è ancora del tutto conosciuto, di sicuro contano moltissimo i fattori esterni, ambientali, come il fotoperiodo (le ore del giorno in cui c’è la luce), che influisce sulle funzioni riproduttive. E fattori interni, di antichissimi progenitori che determinano comportamenti.

Ci sono poi le abilità culturali, la capacità del singolo di orientarsi, di trovare la direzione giusta e di sapersela cavare. Sono molti quelli che non ce la fanno, che perdono la via, in questa gigantesca avventura.

Un fenomeno epico, che si svolge nel cielo, ad altezze che variano da qualche centinaio a migliaia di metri, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Controllori di volo
Per monitorare le popolazioni d’uccelli e i loro spostamenti, da più di un secolo si usa l’inanellamento. Gli animali vengono catturati con reti collocate nei luoghi di passaggio, vengono pesati, misurati e su una zampa (in posizione diversa a seconda delle abitudini) viene collocato uno speciale anello identificativo, fornito da un ente ufficiale.

Quando vengono ritrovati, o ricatturati, l’anello permette di identificarli e racconterà quanti chilometri hanno fatto, da dove arrivano e dove stanno andando.

Secondo gli esperti della Lipu, in questo modo si hanno anche preziose informazioni su cosa è nocivo per le specie. Per esempio, si è scoperto che le soste in Africa influiscono negativamente sulla migrazione successiva della cicogna bianca.

A livello europeo, questa attività scientifica è gestita dall’Euring (www.euring.org), in Italia dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (www.isprambiente.gov.it).

La notte è bella per volare
Solo un quarto delle specie migratrici europee vola prevalentemente di giorno, mentre tre quarti scelgono la notte, a un’altezza che va, per i passeriformi, da qualche centinaio fino a 2mila metri (7mila l’altezza massima toccata), mentre i caradriformi (come i pivieri, i gabbiani e i limicoli) viaggiano tra i 2mila e i 4mila metri. Di notte volano preferibilmente beccafichi, tordi e quaglie, mentre di giorno lo storno, la rondine, il fringuello, i rapaci e le cicogne. Nel mondo, il record della migrazione più lunga è detenuto dalla sterna codalunga o artica, che nidifica lungo le coste europee e nordamericane e migra a circolo polare antartico, dalla parte opposta della terra, percorrendo, tra andata e ritorno, 30mila chilometri.

La tecnica delle rondini

Secondo la Lipu, in Italia le coppie di rondini nidificanti sono tra le 500mila e il milione, sparse su tutto il territorio nazionale. Il loro habitat preferito è la campagna, con fattorie, praterie e laghetti. Il nido è realizzato con fango e paglia, e viene posizionato sotto le grondaie. A differenza di altri passeriformi, le rondini sono migratori diurni e viaggiano a livello del suolo sfiorando il terreno. Volano alla velocità massima di 32 chilometri orari e possono percorrere fino a 322 chilometri al giorno.

Grandi manovre